scolorite, uno spezzatino, occupate spesso da auto (ma ache molto frequente)- Corriere.it


ha dato Massimo Massencio

Presto il nuovo percorso in via Lancia e via Braccini. E in mente furente le polemiche arrivano le superciclabili. Obiettivo: raddoppiare gli spostamenti in bici (tempo al 7%)

vernice scolorita, percorsi «spezzatino», slalom fra dehors e auto. Ma anche corsie protette, caso avanzato e attraversamenti intelligenti. Fra luci e ombre le piste ciclabili a Torino è proseguito ad augmente e hanno da tempo tagliato il traguardo dei 200 chilometri, anche se nel conteggio sono finiti ache i viali del Valentino e della Pellerina.

La mappa itinerari è destinazione comunque ad allungarsi visti che i lavori in via Lanzo, la direttrice a due rotte per Venaria, era praticamente terminata ed il prossimo traguardo è degli rappresentato dalla nuova ciclabile in via Lancia e via Braccini.

Quando si parla di pista, si prenotano tutte le bici, ma le polemiche sono inevitabili. I commercianti di via Lanzo non ho aziende raccolte, mentre in via Braccini e residenti sono in rivolta per la perdita di oltre 100 posti per le auto: «Ora per finirla con l’aggancio fra ciclisti e automobilisti, no senso – commenta Diego Vezza, presidente della Consulta sulla mobilità ciclabile e la moderazione del traffico —. Vogliamo una città più vivibile e più sicura, servire un cambiamento prospettico. Attualmente a Torino circa il 7% delle spese se si viaggia in bici e l’obiettivo è risparmiare il 15%. Raddoppiare il numero della persona che lo usa a dovere non solo per la passeggiata domenicale sarebbe un grande successo, per tutti. Significa meno traffico, meno inquinamento e possibilità di muoversi agevolmente in città. Anche per chi usa altri mezzi. Un innegabile vantaggio che se incontri la mentalità di chi pensa che troverai un cerotto gratuito per l’auto sotto casa se lo compri direttamente. Non è così».

Probabilmente a causa di questa continua opposizione, l’aumento del ciclismo non sta procedendo di conseguenza: «In effetti, l’aumento di percentuale, dal 2013 (anno del piano bici) ad oggi, non è aumentato, ma è meglio chilometri di piste realizzati sono “reali”. Non nei parchi, ma all’interno della viabilità cittadina — punctuizza Vezza — E poi ci sono gli interventi light, quelli in vernice. Corsie condivise, controviali 20 (o 30, a seconda della giunta) e case agli incroci, Tutti interventi per muovere la “active”, finisco che preferisco usare il posto di mobilità di “dolce”».

E in effetti di dolce, per chi pedala in mezzo al traffico di Torino, c’è be little. Anche se non mancano le eccezioni. La nota critica, secondo gli esperti, è rappresentata da atraversamenti e intersezioni. Rondò della Forca, piazza Carducci e piazza Massaua sono considerati “incroci a forte rischio”. Situazioni pericolose, per vettura in doppia fila e traffico, se ci si immatricola anche in via Vanchiglia, via Madama Cristina, via Duchessa Jolanda, via Cibraio e corso Giulio Cesare. Anche in via Nizza, dove la nuova ciclabile riscuote apprezzamenti e attira sempre più frecuentatori, non mancano le problematiche: «La pista è molto buona e il diacono è numeroso – continua il presidente della Consulta -. Le critiche sono per chi occupa la con l’auto. Poi ci sarebbe da ragionare sulla scarsa visibilità cause degli stalli a ridosso dell’incrocio che dovrebbero essere arretrati». To sollevare qualche critica è anche la manutenzione, soprattutto nei quasi di corsie condivise.

In Corso Regina Margherita, se la bici si rompe bruscamente in prossimità di Porta Palazzo, la linea tratteggiata in alcuni tratti è invisibile e l’asfalto del controviale è pieno di buche. Il manto scivoloso stradaleso in corso Francia, con la corsia per le due ruote che finisce in corso Bernini, ha sollevato molte critiche, così come la pista di corso Re Umberto che, a ogni incrocio, costringerebbe chi la percorre, in teoria, ad attendere tre semafori per riprendere la marcia. Nella realtà i ciclisti preferisco sparare a destra, perderò meno tempo e manterrò il controllo. In Corso Lecce viene promossa ad inizio perplessità la nuova pista ciclabile, con l’aumento del dehors e la presenza dell’area deposito condominiale con costringon e ciclisti per proseguire la deviazione.

Conterò dei grandi corsi ancora senza ciclabile o il nuovo lungo Grosseto, dove la pista non era stata nemmeno progettata, salvo poi correre ai ripari con un «anello spezzettato» in diversi punti. Bocciata senza appello, infine, la ciclopedonale di corso Orbassano, sul marciapiede e con cartelli di difficile interpretazione. L’ho rintracciato con il più alto indice di pendenza dagli amanti della strada dovuta fin tanto da Corso Mediterraneo, via Nizza Corso Matteotti e via Bertola, considerati fra i percorsi dove si può pedalare con maggiore tranquillità.

La sicurezza, infatti, è il requisito più importante, considerando che dà alle persone all’initio di luglio gli incidenti que hanno coinvolti ciclisti, secondo le statistiche della polizia locale, sono stati 172 con 156 feriti e 2 morti. Sempre il 23 giugno sarà l’artista Francesco Convertini, indagato per un’auto della polizia mentre stava attraversando il passaggio ciclopedonale di Rondò Rivella. Adesso sono preoccupato, ma ancora caldo entro il 2021: “La sicurezza è fondamentale, non solo per i ciclisti — conclude Vezza —. Noi chiediamo una “città 30”, con il limite di velocità abbassato di 30 chilometri all’ora tutte le strade con l’esclusione dei grandi corsi. Per non limitare la libertà degli automobilisti, ma per migliorare la vivibilità. La situazione a Torino, considerata il punto di partenza di una finestra di un anno (maglia nera per inquinamento e uso sfrenato dell’auto), è sicuramente migliorata, ma c’è ancora molto da fare per assestarci il suo standard europeo. E non solo per la bicicletta, ma per la mobilità in generale, intervenendo nel suo trasporto pubblico e nelle sue interconnessioni.

In questo senso gli obiettivi nei prossimi 5 anni sono già stati definiti: 4 «superciclabili» per raggiungere i comuni della prima vita. Eltre via Lanzo-Venaria, anche una volta verso piazza Bengasi-Moncalieri, collegamento di Nichelino lungo via Artom e l’ultimo in corso Vercelli per arrivare a Settimo e Mappano. Ci sarà molto da pedalare.

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6 settembre 2022 (modificato il 7 settembre 2022 | 10:39)





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